
Firenze 18 marzo - La campagna per la messa al bando del termine clandestino arriva anche in Regione Toscana. In occasione del convegno “Immigrati risorsa scoperta”, il presidente Claudio Martini ha accolto e rilanciato l'iniziativa del gruppo Giornalisti contro il razzismo che ha già registrato numerose adesioni tra gli operatori nel settore giornalistico. Ad essere definiti ‘clandestini', con una parola cioè associata a qualcosa di nascosto e illegale – ha ribadito Martini - sono individui che lavorano alla luce del sole, nelle case e nelle fabbriche “persone che si sono 'autodenunciate' ma che, a causa delle quote basse, non sono state regolarizzate”. Chiedendo dunque un linguaggio meno allarmistico e non criminalizzante da parte della stampa, il presidente della Regione Toscana ha proposto di utilizzare termini più appropriati quali “illegali, irregolari, rifugiati, richiedenti asilo, migranti, persone o lavoratori senza documenti” per porre un freno a rappresentazioni mediatiche fuorvianti e stigmatizzanti che contribuiscono a fomentare il clima di diffidenza e crescente xenofobia nel nostro Paese.
A fare da contraltare alle dichiarazioni di Martini i risultati dell'indagine curata da Anna Meli (Cospe) e Carlo Sorrentino (Università di Firenze) e presentata in occasione del convegno fiorentino. Analizzando 118 articoli delle principali testate nazionali, lo studio ha evidenziato come, nelle notizie riguardanti immigrati e migranti, prevalga l'uso di generalizzazioni e stigmatizzazioni sulla base della nazionalità e dell'origine etnica, con un enfasi particolare, in quest'ultimo periodo rispetto alla comunità romena. Persiste nei confronti degli immigrati una visione riduttiva, schiacciata sulla cronaca nera e una modalità di trattazione - dalla terminologia, ai registri, alle fonti - frutto di griglie interpretative discriminatorie, oltre che delle distorsioni operate dalle routine produttive. Emblematica appare la stigmatizzazione della comunità islamica operata in occasione di arresti di cittadini musulmani, dove insieme alla cronaca, condita da un vocabolario “bellico”, si rileva spesso la presenza di un commento che alimenta il "panico morale", più che fornire chiavi interpretative. Nella costruzione delle notizie sui casi di violenza razzista, la provenienza straniera degli autori di reato - anche se presunta - viene sempre sottolineata, mentre quando il reato viene subito da persone immigrate il ricorso alla provenienza nazionale o "etnica" cala drasticamente. Altro dato molto evidente è la scarsa presenza della voce dei cittadini di origine immigrata, sia in qualità di autori di articoli, sia come persone interpellate sui fatti. Un dato tanto più sorprendente se si tiene conto che la ricerca ha monitorato esclusivamente articoli sui temi dell'immigrazione. A parlare dunque sulle pagine dei giornali sono soprattutto gli “italiani”, in particolare le istituzioni, a conferma del fatto che per gli immigrati il diritto di parola, come quelli di cittadinanza, sono ancora degli obiettivi da raggiungere.


Aumentare il pluralismo dell'informazione sull'immigrazione, riconoscendo il ruolo e l'importanza degli strumenti di comunicazione interculturale e adottando misure specifiche per una più corretta rappresentazione dell'immigrazione nei media.
Questi gli obiettivi del protocollo sottoscritto martedì 17 febbraio a Bologna, al quale aderiscono Regione Emilia-Romagna, Ordine dei Giornalisti, Associazione stampa dell'Emilia-Romagna, CoReCom, Università di Bologna, Anci, media locali e multiculturali.
“Il cambiamento in senso interculturale della società è già in essere – sottolinea l'assessore regionale alle Politiche sociali Anna Maria Dapporto – e le iniziative di comunicazione interculturale svolgono un ruolo strategico. Per questa ragione tentiamo di produrre un cambiamento sul versante comunicativo”.
L'accordo, che avrà durata triennale, prevede tirocini per i giornalisti stranieri o aspiranti tali nelle redazioni locali, sostegno alle testate multietniche e un monitoraggio dell'informazione sull'immigrazione in regione.
L'Associazione della stampa dell'Emilia Romagna, fra i firmatari del protocollo, si impegna ad attivare stage formativi per gli operatori e i giornalisti della stampa multiculturale nelle redazioni delle testate locali. La Scuola di giornalismo di Bologna introdurrà invece nel proprio programma moduli dedicati all'interculturalità, e all'Università di Bologna partiranno corsi di comunicazione ed editoria multiculturale. “ L'accordo – spiega Anna Meli, responsabile del settore media e multiculturalità del Cospe, l'ong che ha proposto l'intesa, facilitando il percorso che ha portato alla firma – riguarda anche la sensibilizzazione dei giornalisti: vogliamo far incontrare due mondi che non si conoscono”. L'Ordine dei giornalisti organizzerà infatti incontri per presentare il protocollo, mentre l'Associazione italiana della comunicazione pubblica e istituzionale si impegna a diffondere linee guida sulla comunicazione interculturale. Il protocollo prevede anche un monitoraggio sulla rappresentazione dell'immigrazione nei media. Il Corecom (Comitato regionale per le comunicazioni ) e il Segretariato Sociale Rai osserveranno come i media parlano dei cittadini stranieri e realizzeranno un rapporto annuale sul tema.
La regione, infine, promuoverà le esperienze già esistenti con campagne informative e con programmi di sostegno alle imprese editoriali multiculturali. Un primo passo in questa direzione è già stato fatto con la creazione della rete Mier - Media interculturali Emilia-Romagna, che raccoglie le esperienze di comunicazione interculturale presenti sul territorio.


Un articolo pesantemente razzista contro i rumeni. Un altro.
Il 4 febbraio scorso, all'indomani dell'uscita del DDL sul cosiddetto "pacchetto sicurezza", la versione on line de Il Giornale si distingue per un'uscita che non fa altro che alimentare un clima xenofobo che sta diventando insostenibile. Sin dal titolo - “Cacciamoli Bucarest si riprenda le sue canaglie” - l'autore Paolo Granzotto ci conduce in un percorso lessicale e contenutistico che attinge al peggior immaginario collettivo in un crescendo di generalizzazioni per cui i reati dei singoli diventano responsabilità di tutti i romeni.
Sfugge il valore informativo di un pezzo che – oltre a caratterizzarsi per l'estrema violenza verbale e delle affermazioni - non cita fatti, non fornisce dati, non argomenta venendo meno agli obblighi imposti dal codice deontologico dei giornalisti e ponendosi in contrasto con la spinta che ha portato all'adozione della Carta di Roma.
L'articolo di Granzotto non è passato inosservato, il giornalista Carlo Gubitosa ha affidato una sua forte presa di posizione a Micromega, COSPE ha indirizzato una lettera di protesta al direttore Mario Giordano e il caso è stato segnalato a Ordine dei Giornalisti e FNSI. L'invito è a mantenere alta l'attenzione, segnalare e dare diffusione a casi come questi, protestando con i soggetti e gli enti preposti e facendo sentire la nostra voce di “consumatori” attenti e critici dell'informazione.


Contro un'informazione «distorta e xenofoba», il Consiglio regionale dell'Ordine dei giornalisti dell'Emilia-Romagna ha comunicato il 12 dicembre scorso la propria adesione alla campagna nazionale per la messa al bando della parola “clandestino”.
Invitando i colleghi «a non usare nei loro articoli alcuni termini che hanno ormai assunto una connotazione negativa», l’organo dei giornalisti emiliano-romagnoli spiega di aver raccolto un «disagio diffuso nel mondo dei media, convinto che i mezzi di informazione rischiano di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia». Recependo la Carta di Roma, il Consiglio ha dunque deciso all'unanimità di aderire alla mobilitazione seguita all’appello del gruppo Giornalisti contro il razzismo.
Nel mese di novembre la campagna aveva già registrato l’adesione del notiziario DIREs, promosso dalle agenzie Dire (Canale Welfare) e Redattore Sociale, suscitando inoltre reazioni positive da parte di Luigi Manconi, che in suo favore si è espresso sulle pagine de L’Unità, e del direttore dell’AGI Giuliano Risi.


Venezia, 28 novembre 2008
Punto di partenza della riflessione sarà la "Carta di Roma", recentemente siglata dalla FNSI e dall'Ordine Nazionale dei giornalisti, che detta le regole dell'informazione di fronte ai temi dell'immigrazione.
A discuterne sono stati chiamati i professori Agostino Portera, direttore del Centro studi interculturali dell'Università di Verona, Giuseppe Milan, direttore del Dipartimento di pedagogia interculturale dell'Università di Padova e Maurizo Corte, docente di giornalismo interculturale dell'Università di Verona.
La frequenza è obbligatoria per tutti i praticanti iscritti all'Ordine regionale del Veneto, al fine dell'ammissione a sostenere l'esame di abilitazione professionale.
Potranno partecipare tutti i colleghi, professionisti e pubblicisti interessati.
I lavori saranno aperti alle 9.30 dal presidente del Consiglio regionale dell'Ordine, Gianluca Amadori, e proseguiranno fino alle 13.30. Sarà presente Enzo Iacopino segretario del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti per illustrare nei dettagli la "Carta di Roma".


"L'uso di un linguaggio corretto è sempre importante per un'agenzia di stampa, ma lo è ancora di più quando si trattano fenomeni, come l'immigrazione, su cui è facile alimentare paura, xenofobia e razzismo. Ogni giornalista in questo dovrebbe fare la propria parte". Con queste parole Giuseppe Pace, direttore dell'agenzia Dire, annuncia che da oggi, 10 novembre, i lanci pubblicati quotidianamente nel notiziario DiReS non contengono più la parola "clandestino" riferita a persone immigrate. Faranno eccezione solo le eventuali dichiarazioni contenute in comunicati stampa e riportate tra virgolette. Anche nella trascrizione delle interviste e delle dichiarazioni raccolte la parola "clandestino" è evitata, a meno che essa non sia ritenuta indispensabile-opportuna per chiarire il pensiero dell'intervistato o per riprodurre fedelmente il linguaggio dello stesso.
Al posto di "clandestino" verranno usati di volta in volta i termini più adeguati al contesto delle singole notizie, come irregolare, migrante, immigrato, rifugiato, richiedente asilo, persona, cittadino, lavoratore, giovane, donna, uomo ecc.
Viene inoltre evitata la parola "extracomunitario", tranne in quei rari casi in cui sia essenziale per chiarire aspetti tecnico-giuridici.
L'annuncio, che segue anche l'appello del gruppo Giornalisti contro il razzismo, viene dato dalle agenzie Dire (Canale Welfare) e Redattore Sociale che poco più di un anno fa hanno dato vita a DiReS i l notiziario quotidiano nazionale su welfare, disagio sociale, no profit, scuola, lavoro e sanità.


Il 6 novembre 2008 Il Quotidiano nazionale ha salutato un evento di risonanza internazionale quale la vittoria di Barack Obama alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti con una vignetta di Forattini. Poche ore dopo il coordinamento dei comitati di redazione della Poligrafici editoriale in una nota pubblicata dall'ANSA ha espresso ''fermo e totale dissenso” rispetto a questa scelta ritenendo che in questa occasione il diritto e la libertà di satira avesse infranto “i principi di civiltà e il rispetto dei diritti”.
Condividiamo la protesta dei Cdr, la scelta di renderla pubblica facendone partecipi i lettori e “l'invito alle direzioni a esercitare il loro diritto-dovere di controllo su ogni tipo di espressione in grado di ledere le regole del buon giornalismo''.
La vignetta appare infatti marcatamente offensiva e razzista. Il termine “negro” - che di per sè assume connotazioni dispregiative, in quanto storicamente legato al passato schiavista dei popoli di origine africana - assume nel contesto specifico della vignetta un senso ancor più evidentemente discriminatorio. Il “negro” in questione, ovvero l'attuale presidente degli Stati Uniti Barack Obama, è infatti contestualmente definito “maggiordomo”, secondo un tipico e vecchio stereotipo, fondato sulla costruzione di un modello identitario che attribuisce agli individui di origine afro-americana ruoli subordinati e marginali. L'immagine che ne risulta è pertanto indicativa di una concezione razzista retrograda e grossolana, legata a vecchie simbologie di superiorità/inferiorità. La sua presenza sulla prima pagina di un quotidiano nazionale risulta dunque inaccettabile e scorretta dal punto di vista professionale.


Verrà presentato entro la fine dell'anno, l'Osservatorio indipendente che, secondo quanto previsto dalla Carta di Roma, avrà il compito di monitorare l'evoluzione del fare informazione su migranti, minoranze, rifugiati, richiedenti asilo e vittime della tratta. Lo ha annunciato qualche giorno fa Roberto Natale, presidente FNSI in un intervento su Articolo 21. Nelle intenzioni dei promotori l'Osservatorio - da realizzarsi in collaborazione con facoltà universitarie e altri soggetti pubblici e privati – deve “fornire periodicamente un rapporto scientificamente solido per capire cosa ci sia da migliorare nell'[…] a informazione sul tema e mettere a confronto sui risultati i responsabili dei giornali e le organizzazioni della società italiana che sull'immigrazione operano”.
Un impegno, che prende le mosse dall'adozione del Protocollo deontologico adottato congiuntamente da FNSI e Ordine dei Giornalisti nel giugno scorso, ribadito anche nella Giornata dell'informazione che si è svolta il 10 ottobre scorso al Quirinale alla presenza del presidente Napolitano. L'auspicio è che alle dichiarazioni ufficiali seguano i fatti e che l'osservatorio sia messo sin dall'inizio nelle condizioni di incidere concretamente sulla produzione di informazione con scelte funzionali in merito alla sua organizzazione, agli strumenti di lavoro, alla tipologia di prodotti e al livello di interlocuzione con la categoria dei giornalisti.


Dopo la ratifica della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, avvenuta in aprile, il 12 giugno scorso anche il Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti ha approvato all'unanimità la “Carta di Roma”, il “Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti”. Nel darne notizia FNSI e ODG dichiarano: “Entra così a pieno titolo fra gli strumenti di lavoro del giornalismo italiano il testo che gli organismi rappresentativi della categoria hanno deciso di produrre, anche sulla base delle preoccupazioni espresse dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, dopo che alcune recenti vicende di cronaca hanno mostrato l'esigenza di un'informazione accurata, responsabile, non sensazionalistica”.
Condividendo gli obiettivi del documento e le preoccupazioni che sono all'origine delle sua adozione, ci auguriamo che la Carta di Roma venga dotata di strumenti di concreta applicazione, che l'Osservatorio di cui si annuncia la creazione venga messo nelle condizioni di incidere sulla produzione di informazione rispetto ai temi citati. Soprattutto auspichiamo che l'adozione della Carta sia uno stimolo in più perché la categoria dei giornalisti nel suo complesso si faccia carico, nel suo lavoro quotidiano, della questione della corretta rappresentazione di migranti e nuove minoranze generate dall'immigrazione.


ROMA, 3 aprile 2007 - "La riforma della legge professionale deve affrontare la questione dei giornalisti stranieri che operano in Italia. Esistono testate in lingua straniera che, in mancanza di altre soluzioni, vengono dirette da colleghi italiani che neppure conoscono quell'idioma. E' una situazione che deve cessare. Sia l'Ordine sia la Federazione della Stampa devono premere affinché la riforma della legge del '63 risolva al più presto queste questioni, al fine di favorire un giornalismo più sensibile alla questione del pluralismo multiculturale".
Con queste parole Vittorio Roidi, Segretario del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti ha invocato parità di accesso alla professione giornalistica per i cittadini immigrati.
L'intervento di Roidi è giunto al termine della seconda riunione del Comitato Tecnico Scientifico del progetto Mediam'Rad - Media, Diversità, Pluralismo che l'Ordine dei Giornalisti ha ospitato nella sua sede romana. L'incontro, coordinato da COSPE ha riunito, inoltre, giornalisti della Piattaforma nazionale dei media multiculturali e della Federazione media culturali stranieri - MediaUn, rappresentanti della FNSI, del Segretariato Sociale RAI, di Metropoli - La Repubblica, Stranieri in Italia e di ENAR oltre a docenti delle Università di Firenze e Bologna.


Dieci media locali, tra testate multiculturali e media a larga diffusione, assieme a Ordine dei giornalisti Emilia Romagna, Assostampa forlivese e Provincia di Forlì Cesena hanno sottoscritto, sabato 17 febbraio a Forlì, un Protocollo d'intesa sulla comunicazione interculturale. Frutto di un lavoro di elaborazione concertata, svolto in collaborazione con COSPE e Cooperativa Sesamo, il protocollo sperimenterà per 12 mesi azioni concrete per un maggior coinvolgimento di giornalisti ed esperti immigrati nella produzione di informazione locale oltre che un sistema di monitoraggio dell'informazione prodotta sui temi della società multiculturale.
Punti qualificanti del protocollo sono la sensibilizzazione dei media mainstream locali affinché utilizzino professionisti immigrati della comunicazione e l'inserimento degli stessi nelle redazioni degli strumenti informativi degli enti locali. Il protocollo incoraggia l'attivazione di stage e tirocini presso le testate giornalistiche locali, a larga diffusione e multiculturali, “da parte di operatori del settore italiani e stranieri che collaborano alla realizzazione dei progetti di comunicazione interculturale”. Un'agenda di esperti e fonti del mondo dell'immigrazione potrà inoltre garantire una maggiore facilità di contatto e la produzione di un'informazione corretta, documentata e plurale sui temi della società multiculturale.
